Deputati PD-L (indagati) fuori dal Parlamento

Genovese

IL FATTO

15 Maggio 2014. La Camera ha finalmente autorizzato l’arresto di Francantonio Genovese, Deputato del PD, indagato per aver sottratto 6 milioni di euro di finanziamenti europei e statali destinati alla formazione professionale in Sicilia per il proprio arricchimento e per “finalità di propaganda politico elettorale” (1).

Qualche esempio di come avrebbe speso i nostri soldi? Una barca da 300 mila euro, gioielli e pietre preziose, stipendi dei domestici per la casa in città e per quella al mare, cura del giardino e della piscina, mobili, arredi e gadget natalizi (2).

Nella richiesta di autorizzazione all’arresto recapitata alla Camera a metà marzo dalla Procura di Messina, Genovese viene descritto come il “vertice del sodalizio criminale” che – attraverso truffe, riciclaggio, peculato e altri reati – sottraeva soldi pubblici che avrebbe nascosto al fisco grazie a false fatturazioni e operazioni varie.

L’8 novembre 2014 è stato rinviato a giudizio ed è quindi ora – non più semplice indagato – ma imputato nell’ambito dell’inchiesta sulla formazione professionale a Messina, denominata “Corsi d’oro”. Il 15 gennaio 2015 è tornato nel carcere di Gazzi ed è stata respinta la richiesta degli arresti domiciliari. Il 25 febbraio ci sarà la prima udienza del dibattimento presso il Tribunale di Messina, processo in cui Genovese è accusato di truffa aggravata, peculato, reati finanziari contro la pubblica amministrazione, evasione fiscale. Accuse pesanti, di cui il politico siciliano dovrà rispondere in sede giudiziaria.

 

TENTATIVO DEL PD DI FAR SLITTARE LA VOTAZIONE 

Il 14 maggio 2014 veniva bocciata – con uno scarto di 122 voti – la proposta del Movimento 5 Stelle di inserire subito all’ordine del giorno dell’aula la discussione sul “caso Genovese” di cui la procura di Messina aveva chiesto l’arresto già a metà marzo 2014.

 

Il 15 maggio 2014 Roberto Speranza – capogruppo PD alla Camera – si esprimeva sulla necessità di posticipare la votazione dell’arresto di Genovese a dopo le elezioni europee: “Noi ora votiamo per fare una Conferenza dei presidenti di gruppo, per avere subito una data certa, perché si voti, ma perché si tolga questa materia da una campagna elettorale. Non è questa materia da campagna elettorale” (minuto 3:07 del video)

 

Come prima ricordato, la richiesta di arresto dalla Procura di Messina per Genovese è arrivata a metà marzo. Il PD ha rinviato più volte la questione per due mesi (dimenticando il rischio di inquinamento delle prove). In particolare, il 14-15 maggio 2014 molti deputati PD hanno dichiarato pubblicamente di voler rinviare nuovamente il voto sull’autorizzazione all’arresto di Genovese a dopo le elezioni europee. Non gli interessava il fatto di aver già dato a Genovese – potenzialmente – 2 mesi per inquinare le prove, per reiterare il reato o per fuggire.

Per fortuna, alla fine della discussione, l’opposizione e le argomentazioni del Movimento 5 Stelle hanno convinto la maggioranza parlamentare e la Camera ha approvato l’autorizzazione all’arresto con 371 si, 39 contrari, 13 astenuti (3).

 

Qui il video di Luigi Di Maio – Vice Presidente della Camera – sull’urgenza di votare sull’arresto di Genovese:

 

I cittadini, quando vedono il Parlamento, devono vedere un’istituzione pulita, non un’istituzione che difende i propri elementi” (minuto 1:40 del video)

Riccardo Nuti – Deputato M5S in Commissione Affari Costituzionali 

 

Questi palazzi, che dovrebbero essere l’esempio della pulizia, della trasparenza e dell’onestà, hanno visto seduti su questi scranni corrotti, corruttori, mafiosi, ladri e delinquenti di ogni generePaolo Borsellino le idee le aveva molto chiare e lui stesso affermava che un politico non solo deve essere onesto, ma anche sembrare onesto” (minuti 2:20 e 3:38 del video)

Alessio Villarosa – Deputato M5S in Commissione Finanze

 

INCREDIBILI BUGIE DEL PD SULLA VOTAZIONE

Il giorno della votazione i deputati PD Roger De Menech Alessandra Moretti hanno rinfacciato al Movimento 5 Stelle una scarsa presenza in aula al momento del voto.

Votazione per arresto di Genovese, presenze in aula: Pd 82% Movimento 5 Stelle 70%. Forse gli altri erano a fare il weekend al mare” (Moretti).

In realtà, l’assenza di alcuni Deputati del Movimento 5 Stelle era stata loro imposta dal provvedimento dell’Ufficio di Presidenza della Camera (3) che a fine aprile aveva sospeso per 15 giorni i 23 Deputati M5S per i disordini avvenuti in Aula lo scorso 24 gennaio per impedire l’approvazione del decreto legge Imu-Bankitalia, definito da Marco Travaglio, condirettore de Il Fatto Quotidiano: “Una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri“.

Un’altra infamante bugia è stata detta, poco prima dell’inizio della votazione dal Capogruppo PD alla Camera, Roberto Speranza, secondo cui “c’era la volontà di imbastire una trappola da parte dei 5 Stelle. Avrebbero annunciato di votare in un modo, ma nel segreto dell’urna avrebbero fatto un’altra cosa per poi scaricare sul PD tutta la responsabilità”.

Un ennesimo tentativo di screditare l’operato del Movimento 5 Stelle che, al contrario, è stato il primo a chiedere il voto palese (anzichè segreto). Il Capogruppo Speranza ha, poi, omesso, in completa malafede, di specificare che alla Camera il PD, insieme a SEL, detiene la maggioranza assoluta (55%), un’omissione, questa, che rivela palesemente come l’unica paura del PD fosse che proprio i deputati di PD o SEL votassero contro l’autorizzazione all’arresto di Genovese.

 

GALAN: UN ALTRO DEPUTATO FUORI DAL PARLAMENTO

Il 22 luglio 2014, dopo due rinvii, la Camera approva l’arresto di Galan – deputato e presidente della Commissione Cultura – indagato nello scandalo del Mose di Venezia. Hanno votato a favore dell’arresto M5S, PD e Lega. Hanno votato contro Forza Italia e NCD.

Inizialmente dichiaratosi completamente innocente di fronte all’accusa di corruzione, Galan ha poi patteggiato a una pena di 2 anni e 10 mesi restituendo 2,6 milioni di euro (5). E’ agli arresti domiciliari e rimane inchiodato alla poltrona parlamentare che gli garantisce un lauto stipendio nella doppia qualità di deputato e presidente della Commissione Cultura.

Il 23 gennaio 2015 è stata bocciata dalla Camera con 342 voti favorevoli e 93 contrari la richiesta M5S di sospendere lo stipendio mensile “al membro della Camera dei deputati arrestato, privato della libertà personale o mantenuto in detenzione” (6). Genovese e Galan ringraziano.

 

COSA E’ SUCCESSO IN PASSATO QUANDO NON C’ERA IL MOVIMENTO 5 STELLE

Nella scorsa legislatura la Camera di appartenenza ha negato l’autorizzazione all’arresto dei seguenti deputati/senatori (7):

  • Nicola Cosentino (all’epoca deputato PDL): accusato di legami con il clan camorristico dei Casalesi. La Camera dei Deputati ha negato la richiesta d’arresto.
  • Sergio De Gregorio (all’epoca senatore PDL): indagato per associazione per delinquere, concorso in truffa e truffa aggravata, concorso in bancarotta fraudolenta. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto;
  • Roberto Calderoli (senatore della Lega): indagato per truffa dal Tribunale dei ministri. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto;
  • Alberto Tedesco (all’epoca senatore PD): indagato per turbativa d’asta e corruzione. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto;
  • Vincenzo Nespoli: (all’epoca senatore PDL): indagato per concorso in scambio elettorale, concorso in bancarotta fraudolenta e concorso in riciclaggio. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto.

 

 

FONTI

(1) Articolo del “Corriere della Sera” sul caso Genovese

(2) Articolo de “La Repubblica” sul caso Genovese

(3) Resoconto di tutte le dichiarazioni di voto dei deputati sull’autorizzazione all’arresto di Genovese del 15 maggio 2014

(4) Articolo de “Il Fatto Quotidiano” sulla votazione in Aula del 15 maggio 2014

(5) Articolo de “Il Gazzettino” sul caso Galan

(6) Articolo de “Linkiesta” sul diritto allo stipendio dei parlamentari arrestati

(7) Articolo de “Il Fatto Quotidiano” sui cento parlamentari condannati, imputati, indagati o prescritti della XVI legislatura

 

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